24-10-2014

Matrimonio e spiritualità: la bellezza nell’imperfezione

Una raccolta di contributi dell'Accademia INTAMS sulla sfera spirituale del percorso di coppia

Le giornate del Sinodo lo hanno dimostrato: la Chiesa si sta interrogando profondamente e a tutto campo sulla costituzione e sulla funzione della famiglia odierna. È sempre più chiaro come al cuore della famiglia torni la coppia la quale, considerato l’allungamento della vita media, riacquisisce una sua centralità rispetto ad esempio alle vicende dei figli che nascono e che poi, naturalmente, abbandonano la casa. La sfera spirituale del percorso di coppia è stato l’oggetto dell’attenzione dei coniugi Aldegonde Werhan e Hubert Brenninkmeijer e dell’INTAMS, l’Accademia da loro fondata nel 1988 e intorno alla quale hanno chiamato nel corso di questi venticinque anni studiosi e alti prelati a collaborare sul sacramento del matrimonio. Da questa riflessioni nasce. A cuore aperto. Riflessioni sul significato del matrimonio. (Città Nuova, 2014), un volume denso e appassionato che nei tanti contributi di vari autori mette in evidenza come nella riflessione dell’Accademia siano emerse – lo scrive nella sua prefazione il cardinale Carlo Maria Martini – “le linee portanti dell’azione dello Spirito Santo, con cui viene favorita la perseveranza nell’amicizia, la collaborazione reciproca, soprattutto nei compiti educativi, e insieme il formarsi di un organismo che da parte del disegno definitivo di Dio”. La pubblicazione in Italia del testo – che segue quelle nel Regno Unito e in Germania – verrà presentata giovedì 23 ottobre (Lay center at Foyer Unitas) alla presenza della fondatrice e direttrice dell’INTAMS Aldegonde Brennikmeijer-Werhahn. Noi di Aleteia abbiamo incontrato la dottoressa Giulia Paola Di Nicola, saggista e membro del comitato direttivo dell’INTAMS, che ha contribuito al volume con un suo studio.

 

Qual è la storia di questo libro?

 

Di Nicola: Io sono nell’INTAMS dagli inizi. L’International Academy for Maritals Spirituality - accademia internazionale per la spiritualità coniugale - è stata fondata da Aldegonde Werhan e Hubert Brenikmejier, una coppia tedesco-olandese che vive a Bruxelles. Non avendo figli hanno voluto fare qualcosa di buono per tutti, e si sono concentrati sull’aspetto della “coppia” all’interno della famiglia. Hanno radunato persone che avessero una qualche preparazione da un punto di vista accademico e scientifico e li hanno chiamati nella loro grande casa di Bruxelles. I nomi di queste persone scelte da loro appaiono nell’indice di questo libro, e vanno dal cardinal Martini al teologo tedesco Klaus Demmer, al cardinale Godfried Danneels, arcivescovo emerito di Mechelen-Bruxelles, e tanti altri. Ricordo personalmente quando sono venuti a Roma e dopo aver parlato con molti hanno detto a mio marito Attilio Danese e a me: “siete voi, venite con noi!”. Sono persone di grande fede, che hanno rapporti culturali ovunque e cercano di vivere il Vangelo pur nella loro ricchezza e nell’agio in cui vivono. Nel fatto di non avere avuto figli hanno sentito una chiamata. Come Accademia ci siamo riuniti varie volte a Bruxelles, abbiamo creato una rivista, “INTAMS Review”, e una biblioteca specializzata sui temi della spiritualità del matrimonio, la migliore di questo genere in Europa.

 

È una pastorale l’idea di matrimonio che emerge dal libro?

 

Di Nicola: È una ricerca, ed è anche una pastorale. I coniugi hanno voluto - e credo ci siano riusciti - ad avere contributi da persone che considerano il matrimonio non solo nei loro aspetti di crisi, come in genere fa la sociologia, ma anche in ciò in cui riesce, guardando a cosa lo fa ben funzionare. In questo senso la spiritualità per loro è la molla fondamentale. C’è bisogno certamente di andare d’accordo, di dialogare, di avere una sessualità equilibrata, però, senza dimenticare tutte queste cose, loro hanno voluto centrare il matrimonio sulla spiritualità; in questo mio marito ed io abbiamo portato un contributo aperto sulle scienze umane. Ma qui c’è anche una pastorale perché una delle intenzioni della coppia era proprio quella di unire teoria e vita: infatti tra noi ci sono studiosi, penso a teologi come Gisbert Greshake, ma anche persone che invece si dedicano di più alla pastorale, alla pratica. Dunque c’è il desiderio di unire la teologia alle scienze umane, di unire la teoria alla prassi, alla vita.

 

Com’è stato il Sinodo, dal punto di vista dell’Accademia?

 

Di Nicola: L’Accademia, lo si capisce dalle persone che sono coinvolte, tra cui diversi cardinali, è molto aperta ed attenta, ma anche molto fedele alla Chiesa. Si muove nel desiderio di confermare il servizio alla Chiesa, di esserle fedele, ma anche di non esserlo in maniera pedissequa. Vuole darle delle continue sollecitazioni, mostrarle un’idea della realtà concreta dell’oggi, puntare sull’idea che il matrimonio è un percorso e non una cosa già data, perfetta, per la cui santificazione basta il sacramento. Noi sentiamo continuamente di violenze, di “femminicidi”, di omicidi, che arrivano anche da famiglie cristiane e sacramentate. Il sacramento è un dono di Dio e una grazia, ma gli esseri umani hanno bisogno di un lavoro sull’amore, di intendere l’amore come un percorso che può imboccare strade migliori, strade peggiori o bloccarsi. Occorre avere su tutto questo uno sguardo di misericordia, uno sguardo dello Spirito che da tutti cerca di raggiungere il meglio. Non sta all’Accademia definire la dottrina, questo lo definirà il Magistero, però sicuramente essa può offrire degli stimoli e delle riflessioni sulla fragilità della creatura umana. Tutti gli sposi sono fragili; non si sposano perché sanno amare, ma fanno del proprio matrimonio un laboratorio che può anche fallire. Al Sinodo noi abbiamo cercato di offrire un contributo: è stato fatto un numero speciale della nostra rivista, ma anche questo libro – che molti padri sinodali hanno ricevuto in anteprima – è stato un aiuto. Il nostro è un contributo di attenzione alla realtà concreta non per adagiarsi sulle mode, ma per stare vicini agli esseri umani e cercare di sollevarli il più possibile. Guardare all’ideale umano di Cristo: siate perfetti, amate fino alla morte; un ideale alto da coniugare con la fragilità umana fatta di tanti peccatori, del buon ladrone, della Maddalena, tutti amati da Cristo, e tutti aiutati ad andare avanti.

 

Articolo tratto da Aleteia

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