05-05-2014

Intervista Casa Roma

M.I.: - Casa Roma. Un forte e storico legame con la terra, attraverso generazioni di viticultura.

 

Sulle terre un tempo appartenute all’antica famiglia di origine cretese Papadopoli si è sviluppata nei secoli una coltura della vite e del vino ricca di fascino e di vitigni che le generose terre del Piave hanno nutrito e la mano dell’uomo custodito e valorizzato negli anni.
La famiglia Peruzzetto è unita a queste terre da un forte legame che ha attraversato generazioni di viticoltori ed ha creato nella “Casa Roma”, l'antica casa colonica acquistata con sacrifici e molto lavoro, il centro e l’inizio di una visione nuova della viticoltura locale.

Luigi Peruzzetto è l’artefice decisivo del rinnovamento. Per lui il legame con la terra ha significato l’incessante ricerca a valorizzarne le più autentiche risorse fino ad ottenere risultati eccellenti soprattutto con il Raboso Piave, vitigno autoctono della Marca oggi anche classificato DOCG con il nome di “Malanotte” e con l’Incrocio Manzoni bianco. Il fine è la diffusione di queste tipologie storiche oltre i confini locali e la produzione di vini internazionali ai massimi livelli qualitativi.

M.I.: - Si parla molto recenemente di vino naturale, vino biologico, lavorazione. Qual è il vostro metodo di produzione? Tradizione o innovazione? Esperienza o tecnologia?  

Il numero e le diverse tipologie di vitigni della zona del Piave fanno sì che si verifichi una combinazione tra le più innovative tecniche di lavorazione e quelle più tradizionali.

Le operazioni in vigneto sono disciplinate da un protocollo di responsabilità che impone di utilizzare solo prodotti conformi al percorso di tutela dell'ambiente. In cantina si assiste all’applicazione di tecniche di vinificazione che vedono il sapiente uso dell’acciaio come del legno. Quest’ultimo può essere rovere francese come castagno e rovere trevigiano. Per l’appassimento, seguito poi dalla torchiatura, vengono utilizzati sofisticati sistemi di controllo di umidità, temperatura e movimento dell’aria. Affascinante è poi la produzione di vini con metodo classico.

 

M.I.: - Raboso Piave, Malanotte, Incrocio Manzoni. Quali sono i punti di forza della vostra produzione? Perchè puntare su questi vini?

Il Raboso è un vino di antichissima origine, il suo nome deriva forse dall'omonimo affluente del fiume Piave Vino prodotto da uno dei rari vitigni presenti nel Nord-Est d'Italia prima dell'avvento di Roma.

Caduto l'impero romano e con esso il culto della vitivinicoltura occorre attendere i tempi nuovi, quando Venezia estende la sua civiltà in terraferma, per trovare ricordo di questo vino. Per secoli il Raboso fu il solo vino che la Serenissima riuscì ad esportare anche fino in oriente. Ecco perchè il Raboso era definito anche "vin da viajo", vino da viaggio. Merito delle sue caratteristiche di varietà robusta, ricca di tannini e con un'alta percentuale di acidità, resistente a muffe e peronospora. Inoltre non teme il freddo, la siccità ed il passare del tempo.
Per questo in passato quando nasceva un bambino era diffusa l'usanza, sia presso le famiglie contadine che quelle nobili, di conservare il Raboso per il giorno delle sue nozze. Tradizione che oggi in molti stanno felicemente riprendendo. Così questo vino dalle ”caratteristiche organolettiche più vicine a quelle della buccia d'uva ancora selvatica, non domata” rappresenta col suo rosso caldo il cuore di una cultura.
La sua presenza nell'area veneto friulana è documentata fin dagli inizi del '600. L'uva è sempre stata chiamata anche Friulara o Rabosa Friulara, ma va tenuto presente che il Friuli storico giungeva fino alla sponda sinistra del Piave.
La Serenissima Repubblica di Venezia ha concluso la sua storia nel 1797 e non molti anni prima del 1885 sono state trovate bottiglie di Raboso del Piave in cantine inglesi: è allora da credere che davvero il Raboso era considerato ormai da molti secoli uno dei principali e più importanti vini trevigiani.

Il Raboso Piave è, come si è visto, un vitigno autoctono, la cui presenza nelle terre del Piave è documentata fin dal '600. Esso porta a pieno titolo il nome di “Piave”, sia per origini storiche che per una presenza rimasta costante nel corso dei secoli nella terra bagnata dalle acque del fiume sacro agli eroi della prima guerra mondiale.
La sua coltivazione si estende storicamente a ridosso del fiume Piave per tutta la pianura trevigiana, da Conegliano a Vazzola, fino a Oderzo, Motta di Livenza e San Donà di Piave.
Il grappolo è abbastanza grande, di forma cilindrica, con una o due ali anche evidenti, compatto, con peduncolo robusto e legnoso. L'acino ha forma sferoidale, con buccia nero-bluastra, molto pruinosa, coriacea. I pedicelli sono corti di color verde-rossastro. La polpa è caratteristica, a sapore neutro, leggermente carnosa, dolce-acidula-astringente. Ogni acino ha due o tre vinaccioli, di media grandezza, piriformi. La pianta ha forte vigoria vegetativa e produzione tendente all'abbondante.
La vinificazione ottimale richiede una adeguata macerazione nelle bucce: in tal modo si ottiene un vino di ottimo corpo, aspro e tannico da giovane, molto adatto all'invecchiamento. Lasciato maturare in botti di legno, acquista col tempo un bel colore rosso rubino carico, con riflessi granati, uno splendido bouquet ampio e pieno che ricorda le violette di campo e anche, marcatamente, il profumo di marasca. Per ottenere la D.O.C. il Raboso non può essere immesso al consumo se non dopo un periodo di invecchiamento di almeno tre anni, di cui almeno uno in botte. Ha sapore secco, austero, sapido, lievemente acidulo, pienamente appagante. Il Raboso Piave, raggiunta la sua piena maturità, è uno dei grandi vini rossi italiani, ottimo con la cacciagione di pelo e di piuma, le carni rosse, le grigliate e i formaggi molto invecchiati. È pure un eccellente vino da meditazione, compagno ideale delle lunghe sere invernali fra amici.
Dal 1° novembre 2011 è arrivato sul mercato il Malanotte del Piave DOCG, massima espressione del Raboso del Piave e del territorio. Il vino è prodotto con uve di qualità Raboso del Piave nella misura minima del 70% e Raboso veronese nella misura massima del 30%,. Una parte delle uve, dal 15% al 30%, viene appassita prima di essere pigiata, e per almeno trentasei mesi questo vino dal sapore austero, sapido e caratteristico, riposerà nelle cantine dei produttori, in parte in botti (almeno dodici mesi) e in parte in bottiglia (almeno quattro mesi).

 

Manzoni Moscato 13.0.25

 

Nelle terre del piave, il vitigno più coltivato nella prima metà del presente secolo era il Raboso Piave e proprio verso questo vitigno si diresse l'attenzione dell'illustre professor Luigi manzoni, per lunghi anni Preside della Scuola di Viticoltura ed Enologia di Conegliano. Lo stimato scienziato voleva creare un nuovo vitigno, il quale, pur conservando le caratteristiche della pianta originaria (il Raboso), producesse un vino più morbido e gradevole.
Fra tutte le prove effettuate l'incrocio denominato I.M. 13.0.25, sembrando il meglio riuscito, fu fatto impiantare in un appezzamento attiguo alla Cantina Sociale di Tezze, che ne seguì l'evoluzione e cominciò a produrre il suo vino. Questo fu più che appagante per il professor Manzoni che ritenne concluso il suo compito.
Qualche anno dopo, non trovando questo vino conveniente utilizzazione nella Cantina Sociale, fu venduto ad Avellino Da re, un operatore economico, che se ne era innamorato. Gli diede poi giusta valorizzazione commerciale e, temendo che la vigna di Tezze di Piave andasse estirpata, ne creò una dei nuova nella sua azienda di Fontanelle. In anni più recenti infine il giovane enotecnico Renzo Da Re ebbe la felice idea di passare il nuovo vino in autoclave, ottenendo l'attuale interessante vino spumante dolce. A tutt'oggi l'Incrocio Manzoni 13.0.25 ha ottenuto l'identificazione nominale come Manzoni Moscato. È un vino di un bel Rosa intenso, tendente ad un rosso rubino molto scarico con riflessi violacei, brillante, ha un gradevole profumo di moscato ed è gradevolmente acidulo.


Il Manzoni Bianco, l'eccezionale Incorcio Manzoni 6.0.13

L'Incrocio Manzoni 6.0.13 è sicuramente il più conosciuto degli “Incroci” del Professor Manzoni. Un'eccellenza della viticoltura del Piave. Questo eccezionale vitigno autoctono della Marca Trevigiana degno della massima considerazione, nasce da un Pinot bianco fecondato con polline di Riesling renano, ha notevoli capacità di adattamento a climi e terreni anche molto diversi tra loro ma predilige i terreni sassosi e anche quelli collinari, ideale quindi per i terreni del Piave e per le colline trevigiane. È precoce nell'epoca del germogliamento e mediamente precoce nella fioritura, nell'invaiatura e nella maturazione; di media vigoria e contenuta espressione vegeto-produttiva. Ha un grappolo piccolo, abbastanza compatto, con un'ala, l'acino medio piccolo a forma sferica, buccia consistente e polpa succosa. La presenza di questo vitigno sul territorio della Marca è aumentato di anno in anno, e a tutt'oggi è coltivato su quasi tutto il territorio nazionale, una certezza. Il Manzoni Bianco vinificato in purezza è un grande vino capace di soddisfare anche gli esperti più severi, un vino d'alto pregio ormai una bandiera dell'enologia trevigiana. Il vino ottenuto è di classe elevata conserva tutti gli inconfondibili pregi del Pinot Bianco a cui si aggiungono le sfumature aromatiche del Riesling renano. Grandi i genitori, grande il figlio.
Dal punto di vista organolettico il vino ottenuto da questo vitigno è di buon corpo, splendidamente equilibrato, di color giallo paglierino, con profumi finissimi, nobili e floreali.


La Marzemina Bianca, unico, raro e antico vitigno

La Marzemina Bianca è una varietà d'uva di antichissima coltivazione, definita nel 1793 dal Caronelli, presidente dell'Accademia agraria degli aspiranti di Conegliano, "la regina d'ogni uva, e che per noi è la preziosa Aminea di Columella".
Tuttavia non si sa molto di questo vitigno: pare abbia origini francesi, della zona della Borgogna, e che si sia poi diffuso in Germania, Austria, Svizzera ed Italia. Le ultime citazioni (1906) lo indicano come sinonimo dello "Chasselas dorato".
Un tempo questa varietà era molto coltivata a Treviso, ma si trovava anche sui Colli Euganei e nelle altre località vinicole del Veneto.
Era chiamata anche Sciampagna per il suo vino che, messo in bottiglia, dava origine ad un vino aromatico e frizzante. Per questa sua caratteristica, nel Breganzese questo vino viene tuttora passato sulle vinacce del Torcolato, acquistando maggior corpo e aromaticità.
La Marzemina Bianca s'è andata diffondendo in questi ultimi decenni in alcune zone viticole del Trevigiano e del Veneziano; anch'essa "è stata iscritta al registro nazionale della varietà di vite ed è provvisoriamente autorizzata alla coltura nelle province di Padova, Treviso, Venezia e Vicenza". Il vino prodotto è di colore giallo paglierino, dal profumo fine e intenso, fruttato; il sapore è gradevole con retrogusto amarognolo e frizzante.
Per la vinificazione la marzemina viene utilizzata in uvaggi con altre varietà a frutto bianco come Prosecco, Verdiso, Vespaiola. Spesso viene sottoposta a sovramaturazione sulla pianta perchè si presta bene all'appassimento quando viene utilizzata per la produzione di vini dolci.

 

M.I.: - Da poco si è svolto il Vinitaly, al quale siete stati ovviamente presenti. Impressioni sulla kermesse? 

 

Di anno in anno il Vinitaly si dimostra un appuntamento sempre più importante di incontro e confronto con clienti attuali e potenziali. Noi ne siamo stati soddisfatti.

 

M.I.: - Sempre  a proposito del Vinitaly. E' stata un'occasione importante per Casa Roma? 

Per noi si è trattato di un’occasione importante per mantenere i rapporti con clienti già consolidati, sia italiani che stranieri, e per approfondire contatti stabiliti nei mesi precedenti al Vinitaly. E’ stata un’ottima occasione soprattutto per far conoscere il nostro Metodo Classico e bag in box, questi ultimi particolarmente interessanti per i clienti stranieri.

 

M.I.: - Il nostro portale si occupa di Matrimoni, ed abbiamo una specifica sezione dedicata alle cantine esclusive come la vostra. Perchè riteniamo che il Made in Italy, che intendiamo promuovere in molti dei suoi aspetti, passi anche di qui, dalle cantine, da quel "fare italiano" proprio così evidente nella produzione vitivinicola. Cosa ne pensate?

Siamo d’accordo e per questo puntiamo soprattutto sulle produzioni dei vitigni autoctoni quali il Raboso Piave e gli incroci Manzoni.

 

M.I.: - Immaginiamo che dobbiate proporre una carta di vini ideale per un pranzo di matrimonio. Casa Roma cosa proporrebbe per brindisi e accompagnare le varie pietanze?

 

Antipasto: Prosecco Spumante extra dry – Nesio raboso rosè spumante metodo classico

Primi: Manzoni bianco DOC Piave, Marzemina bianca IGT Marca Trevigiana

Secondi: con la carne Carmenère DOC Piave e con il Pesce San Dordi

Dessert: Manzoni Moscato Spumante dolce

 

 

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