11-11-2013

Intervista a Remo Bortolin

M.I.: Come comincia un fotografo che si specializza nelle fotografia per matrimoni? Come ti sei avvicinato? Autodidatta, o altro?

Remo Bortolin: Ho fatto da assistente a dei matrimoni ad un amico fotografo professionista. In queste poche esperienze ho potuto sperimentare, imparare e alla fine amare questo genere di fotografia. Dico amare perché ogni matrimonio è una sfida con un traguardo da raggiungere.

 

M.I.: Quali sono le tappe necessarie per diventare un serio professionista? (Q.i.P, eccetera)

Remo Bortolin: Sicuramente la sola partita iva o l’iscrizione a delle associazioni di categoria non bastano. Non ci sono percorsi modello per la formazione. Una base artistica fissa delle basi da cui partire, poi ognuno insegue il proprio percorso basato dal punto di vista più divertente e per fortuna questi punti sono infiniti. Partecipare a corsi, workshop, convention aiutano la formazione del professionista, mettersi continuamente in discussione partecipando a qualifiche come QIP, QEP dove altri professionisti affermati confermano l’alta qualità del lavoro. Queste sono per me le fasi indispensabili per crescere.

 

M.I.: Qual'è la tua macchina fotografica preferita? Quali usi? A che obiettivo non rinunceresti mai? 

Remo Bortolin: Non sono affezionato ad una fotocamera in particolare. Ho nostalgia delle medio formato che di tanto in tanto le prendo in mano per spolverarle o per coccolarle. Da sempre, però, sono stato fedele al marchio Nikon. L’obiettivo? 17-35 non deve mai mancare

 

M.I.: Quanto tempo occupa l'editing dell'immagine? Il lavoro fatto postediting? 

Remo Bortolin: Non so! Quando lavoro con le mie immagini il tempo corre veloce e penso non sia eticamente giusto calcolarlo. Un’ immagine non è un prodotto industriale che deve uscire in un determinato tempo perché altrimenti costa troppo. Ho la tendenza di valutare luogo, luce e situazione in modo tale da ottenere degli scatti molto prossimi a quello che desidero.

 

M.I.: Se c'è una cosa della tua professione che vorresti cambiare. 

Remo Bortolin: La tendenza, per molti, di valutare questa professione di secondo ordine a volte senza riconoscere il giusto compenso alle foto create.

 

M.I.: Dopo quanti anni si matura un'esperienza significativa?

Remo Bortolin: Non esiste un fattore tempo nella maturità fotografica. Se, invece, intendiamo “successo”… spesso una vita non basta.

 

M.I.: Quali sono i Wedding Reportage nei quali ti sei più divertito? E quelli più impegnativi? Quelli che in qualche modo ti sono rimasti nel cuore?

Remo Bortolin: A mio avviso tutti i lavori, quando sono fatti col cuore, sono divertenti e impegnativi

 

M.I.: Quali location ti hanno attratto di più, da un punto di vista dell'ispirazione?

Remo Bortolin:  Amo lavorare in location non convenzionali di fronte alla possibilità di scegliere tra un parco con villa e un campo con soia scelgo la seconda ipotesi. Non dimenticherò mai il servizio con sposi in zona industriale. Trasformare l’architettura parallelepipeda tipica a dei capannoni industriali del luogo in set fotografici è stata una bella sfida.

 

M.I.: Che tipi di fotografi ammiri, a parte quelli del settore?

Remo Bortolin: Hansel Adams, Galimberti, Basilico, Franco Fontana, Robert Capa

 

M.I.: Fai anche altri tipi di fotografie, o sei interamente assorbito dal lavoro?

Remo Bortolin: Principalmente fotografo per lavoro. La fotografia di ricerca è un appuntamento che continuo a spostare .

 

M.I.: Cosa consiglieresti agli sposi, per avere un album fotografico ben fatto? (Dalla scelta del fotografo, all'attegiamento che devono tenere, tutto)

Remo Bortolin: L’umiltà di farsi consigliare da professionisti

 

M.I.: Cosa consiglieresti a chi si vuole avvicinare al mestiere?

Remo Bortolin: Cercare collaborazione, la guerra soprattutto dei prezzi porta al nulla, serietà, almeno una volta leggere il codice deontologico.

 

www.remobortolin.com

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