24-10-2013

Intervista a Marco Onofri

M.I.: Come comincia un fotografo che si specializza nelle fotografia per matrimoni? Come ti sei avvicinato? Autodidatta, o altro?

 

Marco Onofri : Non so come un fotografo si deve avvicinare alla fotografia di matrimonio, sicuramente con tanta pazienza e sensibilità. Io ho iniziato costretto da una copia di amici tanti tanti anni fa , due giorni prima mi han detto che ero io il loro fotografo, non ho dormito la notte per l'ansia e ho dato il meglio di me. Non facevo matrimoni, fotografavo altro, sempre reportage, e il risultato è venuto piuttosto buono. 

 

 

M.I.: Quali sono le tappe necessarie per diventare un serio professionista? (Q.I.P, ecc.)  

 

Marco Onofri : Per esserre un serio professionista bisogna essere una persona seria soprattutto. Bisogna offrire qualità e rinnovarsi, preoccuparsi del proprio lavoro, non basare il proprio businness sul prezzo sottocosto ma offrire il miglior rapporto qualità/prezzo. Studiare, aggiornarsi, confrontarsi con colleghi è la via migliore. Ci sono delle qualifiche quali QIP e QEP che dimostrano al cliente la qualità ma considero la sensibilità e la conoscenza tecnica molto più importante di un attestato. Ho comunque ricevuto il QIP per matrimonio/reportage/fashion/ritratto e il QEP per il reportage. 

 

 

M.I: Qual'è la tua macchina fotografica preferita? Quali usi? A che obiettivo non rinunceresti mai?  

 

Marco Onofri : Non sono molto legato alla macchina fotografica, sono molto più innamorato della fotografia, del risultato finale. Ho tantissime macchine ma non sono affezzionato a nessuna in particolare, alla fine è solo un mezzo. Uso principalemente reflex Canon 5D Mark III e le mie ottiche rpeferite sono 50mm f.1,2  e 35mm f.14, spesso ognuno sui due corpi che mi tengo addosso al matrimonio.

 

 

M.I.:  Quanto tempi occupa l'editing dell'immagine? Il lavoro fatto postediting? 

 

Marco Onofri : Una buona fotografia parte sempre e sopratutto da un buon scatto iniziale, spesso non serve postproduzione o quasi. Scatto tutti in RAW, alla massima qualità per avere il massimo risultato. Le fotografie sono molte quindi il tempo impiegato per sceglierle è importante, l'apertura files e la postproduzione sono leggerissime, quasi impercettibili sul ritocco della fotografia. Richiede tempo l'impaginazione dell'album, la stampa su fineart interna allo studio per avere il controllo su tutto, la preparazione delle stampe. 

 

 

M.I.: Se c'è una cosa della tua professione che vorresti cambiare. 

 

Marco Onofri : Vorrei cambiare molte cose, nel campo matrimonio sicuramente il fatto che il fotografo di matrimonio è considerato spesso quello di serie B quando invece fare fotografie bene ad un matrimonio non è facile, non hai nulla sotto controllo ma devi controllare tutto e non puoi ripetere, al primo scatto devi avere la foto. Il meteo, la luce in chiesa, il prete, gli sposi non sono modelli ma vogliono essere belli come loro, tutto è ogni volta diverso e non puoi "dirigere" come in un servizio moda, quindi fare foto di matrimonio bene non è assolutamente facile, è un'arte, ci vuole talento, pazienza, e grandi capacità tecniche.

 

 

M.I: Dopo quanti anni si matura un'esperienza significativa?

 

Marco Onofri : Dipende tutto dalla persona, ci sono persone che si avvicinano alla fotografia e grazie al talento e buon gusto velocemente fanno molta strada, ottengono grandi risultati. Altri possono studiare anni fotografia ma il gusto e la sensibilità mancano, si diventa tecnici ma senza "nulla da raccontare" quindi non è questione di tempo secondo me, la differenza la fa il cuore e la testa della persona. Visiono spesso portfolio di studenti di fotografia, capaci tecnicamente ma "acerbi". Altri prendono la macchina in mano per la prima volta, una volta imparato le regole base, mi stupiscono per la freschezza e sensibilità fotografica. 

 

M.I: Quali sono i Wedding Reportage nei quali ti sei più divertito? E quelli più impegnativi? Quelli che in qualche modo ti sono rimasti nel cuore?

 

Marco Onofri : Mi diverto in quasi tutti i matrimonio perchè amo il mio lavoro e mi piace far divertire gli sposi senza essere opprimente. Alcuni matrimoni sono più impegnativi di altri, altri molto stimolanti per la location, o gli invitati, o quello che succede.  Tanti matrimoni mi sono rimasti nel cuore, riesco ad instaurare un ottimo rapporto con tutti gli sposi, per fotografare bene una persona penso ci si debba annullare e mettersi in gioco, è un incontrro tra fotografo e deu persone che si sposano, e il fotografo deve cercare di capire e conoscere per raccontare di loro, senza partire con delle idee già preconfezionate. Tutti i matrimoni sono impegnativi, le ore di lavoro sono tante, in alcuni davvero il clima è coinvolgente e ci si diverte, in altri più freddo e distaccato, anche tra gli invitati quindi si avverte anche da fotografo.

 

 

M.I: Quali location ti hanno attratto di più, da un punto di vista dell'ispirazione?

 

Marco Onofri : Quest'estate ero in liguria al matrimonio di un calciatore della nazionale e juventus e tutti gli invitati erano tutti in smoking, location stupenda, tutto perfetto. Foto stupende. L'italia comunque è tutta bella, e siamo fortunati. Viaggio molto per matrimoni ovunque mi chiamino e mi stimola vedere e conoscere posti nuovi. Non è solo la location che mi condizione ma soprattutto il rapporto con gli sposi, ho fatto foto stupende in posti bruttissimi, ma loro erano veramente innamorati e si sentiva a metri di distanza: foto perfette.

 

 

M.I: Che tipi di fotografi ammiri, a parte quelli del settore? 

 

Marco Onofri : Facendo moda e reportage per lavoro, ritratto per passione, sono moltissimi i fotografi che mi stupiscono con le loro foto, e tendo a riempirmi la casa e lo studio di libri di fotografia, li divoro. I generi diversi, parto da una foto cruda di Ander Petersen all'eleganza di Peter Lindbergh, ai magnifici scatti di Paolo Roversi, Elliott Erwitt, Ryan Mc Ginley, Sarah Moon, e tanti tanti tanti altri...  l

 

M.I: Fai anche altri tipi di fotografie, o sei interamente assorbito dal lavoro?

 

Marco Onofri : Lavoro principalmente nel campo moda/pubblicità e reportage, molte fotografie di lifestyle che assomiglia molto alla mia fotografia di matrimonio. Mi sono promesso che un giorno a settimana (almeno mezza giornata ) la devo dedicare alla mia fotografia, senza commissione, senza "paletti", faccio quello che voglio e negli ultimi anni mi dedico totalmente alla fotografia di ritratti, un po’ particolare, intima, silenziosa.

 

 

M.I: Cosa consiglieresti agli sposi, per avere un album fotografico ben fatto? (Dalla scelta del fotografo, all'attegiamento che devono tenere, tutto)

 

Marco Onofri : Non ho un consiglio tecnico da dare agli sposi, penso che " a pelle " gli sposi di fronte al fotografo, alle sue fotografie, a come ne parla, non abbiano dubbi se scegliere questo fotografo oppure rivolgersi ad un altro. Le fotografie non devono essere guardate solamente, devo arrivare al cuore e quando arrivano, ecco, lui è il fotografo giusto. Il primo incontro con il fotografo è importante, è una persona che deve essere in grado di raccontare la felicità di quel giorno, questo è importante.

Poi se farsi consegnare l'album o una scatola con foto stampate su carta fineart sono cose importanti ma secondarie. Io chiaramente punto ad offrire il top anche in questo, utilizzando le migliori carte di cotone fineart sia per gli album che per le scatole.  Fotograficamente io prediligo il puro reportage, senza luci artificiali, senza costruire pose e dirigere situazioni. La festa è degli sposi e non del fotografo quindi è giusto che gli sposi si godano la felicità di quel giorno e il fotografo deve essere in grado di raccontare le emozioni spontaneamente.

 

 

M.I: Cosa consiglieresti a chi si vuole avvicinare al mestiere? 

 

 

Marco Onofri : Visto il momento critico degli ultimi anni mi vien da dire "in bocca al lupo "...  A parte gli scherzi, un buon fotografo deve prima trovare la sua identità, il suo stile, riconoscersi nelle sue foto ed investire tempo, dedizione, energie per migliorarsi ogni giorni perchè non si è mai arrivati, mai abbastanza bravi.  La professionalità, la correttezza e il rispetto dei colleghi è fondamentale, allora ci si può chiamare professionisti.

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